google.com, pub-3395674413951992 , DIRECT, f08c47fec0942fa0 Il lupo
  • Oranio

Il lupo

Il lupo incarna la doppia veste di bestia selvaggia portatrice di morte e distruzione, e al tempo stesso iniziatore e portatore di conoscenza. Animale iperboreo, rappresenta la luce primordiale originale e lo si ritrova infatti al centro di tutte le antiche tradizioni nordiche: è l’animale che vede la notte e i suoi occhi al buio sono luminosissimi. Nella mitologia greca, L’aurora (vedere Sant’Agostino) viene definita anche lykauges, luce dei lupi, e la natura solare di questi animali permetterebbe loro anche di vedere nel buio. Il lupo è anche uno degli animali totemici più importanti delle antiche civiltà nomadi; un archetipo che incarna motivi sessuali ancestrali, ancor più paurosi della sua stessa animalità. Nelle regioni siberiani esso rappresenta la fecondità, per i turchi e i mongoli è l’antenato del conquistatore Gengis Khan: il lupo celeste è il compagno della cerva bianca, che rappresenta la terra da cui nascono eroi e capi di alto lignaggio. La forza e l’ardore in combattimento fanno del lupo un’allegoria guerriera per molti popoli: “Io sono il lupo solitario, mi aggiro in paesi diversi” recita un canto di guerra degli indiani d’America. Il lupo bianco, Fenrir fu associato, nei paesi scandinavi arcaici, al dio della vittoria Tyr, ed alla di lui runa Taiwaz. Nella nostra cultura il lupo è noto soprattutto per la sua ferocia e la voracità aggressiva. Diventa un simbolo di malvagità in quanto pericolo reale connesso al mondo agreste della pastorizia, nelle zone montane e nelle pianure ove aggrediva le greggi sterminandole. Il terrore che incute questo animale è però atavico e universale: può essere associato al buio della caverna, all’abisso delle sue fauci fameliche, alle fitte pericolose foreste. Nella nostra tradizione culturale ci sono tanti “detti popolari” che lo vedono protagonista, sempre nella sua veste spaventosa, che ne sottolineano l’aspetto pericoloso o l’aggressività. Molti altri ancora che sembrano metterne in luce la selvatichezza e l’indomabilità quali caratteristiche solo negative. Ma come tutti i simboli, anche il lupo ha una natura ambivalente: la sua gola è la caverna, l’inferno, la notte, l’antro pericoloso il cui passaggio, tuttavia, è necessario poiché porta alla liberazione simboleggiando così un vero e proprio viaggio iniziatico che prevede l’inderogabile necessità per l’uomo di attraversare, per la sua stessa salvezza, il mondo degli inferi, per riportare la luce nella comunità umana. Quanto alla sua similarità con il cane di cui è antenato, il lupo è anch’esso psicopompo e sorveglia l’entrata del regno dei defunti. Nei musei di Perugia e Volterra sono conservati dei vasi funerari etruschi raffiguranti il lupo che si affaccia dalla caverna in comunicazione con l’altro mondo. Le sue stesse fauci sono simbolo di quell’antro da cui non si fa ritorno. Spirito minaccioso, dunque, ma dotato di grande fascinazione per la potenza che, nel bene e nel male, suscita nella coscienza: come la luce esce dall’ombra, il lupo esce dalla tana e dal bosco, per questo è pericoloso: evoca un’idea di forza a stento contenuta, è forse simbolo dell’esperienza archetipica con il numen, che, per definizione, è fuori dal tempo e non è assimilabile ad alcuna altra esperienza precedente. Il lupo è così profondamente radicato all’inconscio da costituire il ruolo di iniziatore, riscontrabile anche nelle aree dell’Europa del Nord che hanno sviluppato dei miti in proposito. In molte civiltà appare come genitore e fondatore e, in quanto tale, è associato all’idea di fecondità. Una delle leggende a noi più vicine è quella di Romolo e Remo, i gemelli fondatori della città che diverrà il cuore stesso di tutta la Cristianità. Anche i Turchi affermavano di essere stati allevati da lupe – la mitica ASENA, la lupa grigia.

Aristotele racconta che la lupa Leto o Latona (quest’ultima sotto le sembianze di una lupa, proveniva dalle fredde regioni iperboree o contrade dei lupi, il cui sole era la luna) partorì i gemelli Artemide ed Apollo, quest’ultimo assunto a divinità solare, patrono della poesia, in quanto capo delle Muse, protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo era anche venerato come dio oracolare, capace di svelare, tramite la sacerdotessa chiamata Pizia, il futuro agli esseri umani. L’etimologia del nome (lupo in greco si traduce con lukos) mostra tutta la sua ambiguità, visto che Lukios è anche tra gli epiteti di Apollo (luke, lux, luceo, liceo) che sono un riferimento al lupo, animale a lui sacro, e alla terra di Licia, la regione nella quale alcune leggende riportavano che Apollo fosse nato. Il bosco sacro che circondava il tempio di Apollo era inoltre chiamato lukaion o regno del lupo; Aristotele vi teneva le sue lezioni: ecco l’origine della parola liceo.

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https://youtu.be/kUMpPFY9zPA

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